10 ragioni per votare Sì al referendum sulla giustizia

Da decenni l’Italia attende questa riforma, oggi siamo ad un passo da un cambiamento storico per il nostro Paese

Tra le tante menzogne sulla riforma della giustizia, ecco 10 valide ragioni per cui il 22 e 23 marzo al referendum bisogna votare Sì. Parliamo del merito della riforma, di un cambiamento storico che l’Italia attende da decenni e che finalmente potrà divenire realtà.

Un giudice davvero terzo ed imparziale

Separare le carriere significa mettere il giudice in una posizione di reale oggettivo distacco rispetto a chi viene giudicato, rendendo evidente l’equidistanza tra accusa e difesa. Questo rafforza il contraddittorio e garantisce un confronto equo tra le parti.

Una giustizia più vicina al cittadino

Con carriere separate il pubblico ministero avrà una formazione specifica per le indagini, e ciò creerà le basi perché esse siano più efficaci, mentre il giudice subirà minori condizionamenti dalla pubblica accusa.

Magistrati più responsabili

Con l’istituzione di un’Alta corte disciplinare, la responsabilità del magistrato sarà verificata in modo più serio, facendo prevalere solo professionalità e correttezza, senza che incida l’eventuale appartenenza del magistrato a una corrente.

Stop al sistema delle correnti

Per troppo tempo le correnti politicizzate all’interno della magistratura hanno deciso nomine ed incarichi all’interno del CSM. Con il sorteggio dei due CSM che la riforma andrà a creare limiteremo questa influenza. Soltanto in questo modo potremmo garantire la vera libertà della magistratura dalle influenze politiche.

Un sistema all’altezza delle democrazie moderne

Con la separazione delle carriere e il nuovo sistema di autogoverno della magistratura, l’Italia si allinea agli standard di altre democrazie europee e occidentali. La separazione delle carriere esiste, infatti, in tutti quei Paesi come Germania, Francia, Olanda, Spagna, Belgio, Regno Unito, Stati Uniti, Canada, Giappone. Dall’altra parte le carriere sono unite in Russia, Pakistan, Arabia Saudita, Cina, Iran, Iraq.

Una riforma trasversale

La riforma della giustizia è una riforma di cui si parla da anni, se non decenni. E non è un tema soltanto “di destra”, come tanti vorrebbero farvi credere. La riforma della giustizia è un tema che è stato portato avanti anche dalla sinistra. Già dalla bicamerale di D’Alema fino a giorni più recenti, la sinistra ha provato a portare avanti una riforma senza riuscirci. Oggi, finalmente, siamo ad un passo da un cambiamento storico.

Preservata l’indipendenza della magistratura

La riforma della giustizia non mette in discussione l’indipendenza della magistratura. L’art. 104 della Costituzione sancisce e garantisce l’autonomia di essa. Questo articolo non viene modificato e rimane, dunque, inalterato il principio cardine.

Restituire fiducia nella giustizia

Dopo anni in cui la fiducia dei cittadini nei confronti della giustizia e della magistratura è andata via via incrinandosi, occorre invertire il trend. Riformare la giustizia assicurando un giudice veramente terzo ed imparziale vuol dire attuare il dettato del giusto processo restituendo alla giustizia la fiducia di cui ha bisogno. Perché le istituzioni non vivono soltanto di regole, bensì anche di fiducia.

Torna il criterio del merito

Il merito negli anni è sempre venuto meno all’interno del CSM. Questo è dovuto al fatto che le correnti hanno molto spesso preso le decisioni sulla base dell’appartenenza o meno di un magistrato ad una di esse. Questo non sarà più possibile. I magistrati torneranno ad avere come criterio quello del merito. Chi sbaglia non avrà più delle promozioni, chi è meritevole le avrà.

Due Consigli Superiori della Magistratura

La riforma introduce un nuovo CSM. In questo modo ne avremmo due: un CSM per i magistrati giudicanti ed un CSM per i magistrati requirenti. Non si tratta di un indebolimento ma, invece, di un rafforzamento del ruolo e dell’autonomia della magistratura e del suo ruolo di autogoverno. Non cambia niente a livello della quantità dei membri o delle garanzie, ma sarà rafforzata l’indipendenza e ridotte le commistioni.