Sergio Ramelli, ucciso per le sue idee

A 51 anni dalla sua morte ricordiamo un ragazzo ammazzato a colpi di chiave inglese da Avanguardia operaia. La sua colpa? Aver criticato le Brigate rosse in un tema di italiano. A oltre mezzo secolo di distanza nella sinistra estrema c’è chi infanga la sua memoria “celebrando” gli assassini e ironizzando macabramente sulla vittima

Sono trascorsi 51 anni dal 29 aprile 1975, giorno della morte Sergio Ramelli dopo 47 giorni di coma. Studente e militante del Fronte della Gioventù, il 13 marzo precedente Ramelli era stato aggredito a colpi di chiave inglese da militanti di Autonomia operaia nei pressi della sua abitazione. Era stato messo nel mirino degli estremisti di sinistra perché era di destra e aveva criticato le brigate rosse in un tema di italiano. Fu ucciso per le sue idee in una stagione politica che non deve ritornare. Eppure c’è ancora chi, come i compagni del Carc, continua vergognosamente ad infangare il suo nome, celebrando i suoi assassini. Noi continuiamo a ricordarlo, oggi come ogni giorno, per la sua coerenza, il suo coraggio e il suo attaccamento ai valori. Un esempio che guida ancora oggi la nostra azione quotidiana.

Ucciso per le sue idee

Sergio Ramelli era uno studente dell’Itis “Molinari” di Milano. Un ragazzo che, come tanti altri, era impegnato nel portare avanti le proprie idee come militante del Fronte della Gioventù, il movimento giovanile del Movimento Sociale Italiano. La sua condanna a morte fu un passaggio all’interno di un tema di italiano nel quale Sergio poneva una critica alle brigate rosse. Il suo tema fu affisso all’interno della bacheca scolastica. Il capo d’accusa fu emesso e la condanna, di fatto, già scritta.

Non passò molto tempo. Sergio stava rientrando a casa, in via Amedeo a Milano, quando fu assalito da un gruppo di militanti di avanguardia operaia. Non ebbe neanche il tempo di parcheggiare il motorino: fu aggredito a colpi di chiave inglese. Fu colpito alla testa, lasciato a terra, riverso nel suo stesso sangue.

L’ambulanza arrivò. Venne portato all’ospedale Maggiore, dove fu sottoposto a 5 ore di operazione. Passò poco più di un mese, ma la sua situazione non migliorò. La vita di Sergio Ramelli si spense il 29 aprile del 1975, 51 anni fa. Da quel giorno continuiamo a ricordare Sergio: un ragazzo giovane, coraggioso, espressione della libertà. Nel tuo nome la nostra azione quotidiana.

Carc infangano la memoria di Sergio Ramelli

L’assassinio di Sergio Ramelli fu una delle pagine peggiori di una stagione buia come quella degli Anni di Piombo. Una stagione di odio che nessuno rimpiange. O almeno nessuno dovrebbe rimpiangere. Eppure non è così, perché nella sinistra estrema c’è chi, proprio in occasione della triste ricorrenza, celebra gli assassini e ironizza macabramente sulla vittima. Sono i militanti di Autonomia Studentesca e Culturale, gravitanti nell’orbita dei Carc. “Ci teniamo a ribadire la nostra posizione su questo tema. Una posizione in quanto antifascisti e in quanto sostenitori della lotta portata avanti da tutti i collettivi operaisti dell’autunno caldo. Onore ai compagni di Avanguardia Operaia e onore a tutti gli antifascisti”, scrivono in un post. Che prosegue con una frase agghiacciante: “Ramelli dove sei?” con a fianco il simbolo di un osso. 

Una dimostrazione di come certa sinistra continui a fomentare un clima di odio politico inaccettabile. Riescono ad esultare anche di fronte alla morte di un giovane studente.