l Sostituto Procuratore Ornella Galeotti nuovamente audita in Commissione d’Inchiesta parlamentare: “A seguito della sentenza nessuna azione disciplinare in nessuna struttura dello Stato”
“Il tribunale di primo grado fa delle affermazioni decise, chiare e incontestabili sulla responsabilità dei magistrati che si sono occupati dei minori al Forteto” eppure ” né il ministro della Giustizia o il procuratore generale hanno avviato delle indagini disciplinari per poi chiamare gli eventuali responsabili davanti al Consiglio superiore”. Il Sostituto Procuratore Ornella Galeotti, pubblico ministero nel processo che portò nel 2015 alla condanna di Rodolfo Fiesoli, è tornata a riferire in Commissione parlamentare d’Inchiesta, a distanza di sei anni dalla prima audizione. Dalle sue autorevoli parole emerge uno spaccato inquietante, non tanto su quanto avveniva nella comunità degli orrori, quanto per quanto è accaduto negli uffici e nei corridoi del tribunale di Firenze negli anni dell’inchiesta e del processo. La conferma, ancora una volta, che alcuni tasselli di verità mancano a questa terribile storia. Tasselli su cui lavora e continuerà a lavorare la Commissione parlamentare d’inchiesta.
“Quando iniziò il processo mi tolsero il saluto”
Nel corso della sua audizione in Commissione parlamentare d’inchiesta sui fatti del Forteto, il Sostituto procuratore che istruì il processo contro Fiesoli e sodali è tornata sul clima che si respirava nel Tribunale di Firenze intorno alle indagini e al processo. Dopo un’accoglienza inizialmente positiva, qualcosa cambiò. “Quando cominciò il dibattimento e si cominciò a vedere che c’era molto materiale serio”, i colleghi “iniziarono a levarmi il saluto”, ha detto la dottoressa Galeotti, precisando che i primi a toglierle il saluto, “furono quelli che avevano fatto le funzioni di giudici minorili e poi erano tornati in tribunale o in Corte d’Appello. Loro subito mi levarono il saluto”.
Nessuno accettò di collaborare all’inchiesta
Non solo il saluto tolto, ma anche l’indisponibilità a collaborare all’inchiesta. ”Quando si cominciò a lavorare nel dibattimento – ha ricordato la Pm Galeotti nel corso del audizione in Commissione parlamentare d’inchiesta sul Forteto – io rimasi sola perché il dottor Gianbartolomei andò in pensione e nessuno dei miei colleghi decise di affiancarmi. Io chiesi di avere una seconda persona, ma nessuno se la sentì”. “Da un lato lo capisco – ha continuato Galeotti – perché salire a bordo quando siamo già partiti non è semplicissimo. Però se io mi ammalavo saltava l’udienza e avevamo una grande fretta, perché volevamo arrivare alla sentenza di primo grado prima possibile, per evitare la prescrizione almeno dei diritti ai risarcimenti”.
Le istituzioni non hanno chiesto scusa
Oggi “la Procura di Firenze e il Tribunale dei Minori non sono più composti dalle stesse persone”, ma “nessuna di queste istituzioni ha chiesto scusa alle vittime. Evidentemente sono tutti convinti di aver agito per il meglio”, ha aggiunto Ornella Galeotti rispondendo alle domande dei componenti della Commissione parlamentare d’inchiesta sui fatti del Forteto.
Non solo mancate scuse, ma anche avanzamenti di carriera e nessun provvedimento disciplinare nelle istituzioni coinvolte, non solo giudiziarie: “Molte di queste persone dopo il processo del Forteto hanno migliorato la loro carriera, hanno comunque coronato i loro sogni”, ha detto Galeotti, aggiungendo: “La cosa che ad oggi mi stupisce e mi rende perplessa è che a seguito di questa sentenza non è stata svolta nessuna azione disciplinare, neanche cominciata, in nessuna delle strutture appartenenti allo Stato. Né in ambito sanitario, né in ambito sociale o di articolazioni del sistema sanitario”.
La situazione è cambiata solo quando sono cambiati i protagonisti
“Questo processo, per chi lo ha fatto – ha anche detto Ornella Galeotti nel corso della sua audizione in Commissione parlamentare d’inchiesta sul Forteto -, ha costituito non solo una fatica di lavoro ma anche un’esperienza umana di una pesantezza importante e abbiamo avuto invece la sensazione che nessuno se ne sia curato da parte dello Stato”, “tanto che tutto è continuato un po’ come prima, finché non sono cambiati radicalmente i protagonisti”. Parole che confermano la necessità di continuare a lavorare per la verità e per la giustizia nei confronti delle vittime del Forteto.
Di Maggio: “Lavori proseguiranno”
“A sei anni dalla sua prima audizione parlamentare, il magistrato è tornato a fornire elementi nuovi sui fatti ancora irrisolti. Oggi la dottoressa Galeotti ci ha portato elementi che vanno oltre quanto già emerso nei processi. Abbiamo affrontato temi che questa vicenda non ha ancora chiuso: le responsabilità della magistratura minorile, quelle dei servizi sociali, e il sistema di relazioni che per decenni ha reso il Forteto intoccabile.
La Commissione acquisirà la documentazione emersa oggi e valuterà i passi istruttori conseguenti. I lavori proseguiranno nelle prossime settimane”, ha commentato Grazia Di Maggio, deputato di Fratelli d’Italia e componente della Commissione parlamentare d’inchiesta su Il Forteto.


