L’ipotesi della Procura di Ravenna: una rete di sanitari organizzata per impedire il trasferimento dei migranti nei Cpr
Avrebbero voluto attrarre sempre più medici all’interno della rete no-Cpr per impedire i rimpatri. Ora emerge che avrebbero voluto anche la cancellazione del 41-bis per Alfredo Cospito. Tutte informazioni trovate all’interno delle mail che, puntualmente, i medici si sarebbero scambiati e che La Verità ha potuto leggere e riportare all’interno del suo articolo dedicato agli sviluppi dell’inchiesta della Procura di Ravenna.
Medici no-Cpr come antagonisti
Leggendo i contenuti delle mail riportate da La Verità si fatica a comprendere se a scrivere sia un medico o un antagonista di qualche centro sociale. “Sottrarre Alfredo Cospito al regime carcerario 41-bis”, questo il contenuto di una mail che, proseguendo, tratta anche di come doversi organizzare per evitare il buon funzionamento dei Cpr.
Ma – come se richiedere la scarcerazione di un criminale anarco-insurrezionalista non fosse abbastanza – i medici in questione proseguono sul filo conduttore utilizzato da anarchici e estremisti vari di sinistra: il ritorno agli anni di piombo. Proprio così, in una mail, sempre riportata da La Verità, un medico avrebbe scritto di recuperare “gli strumenti e le pratiche dell’esperienza anti-istituzionale degli anni Sessanta e Settanta”.
L’ipotesi della Procura
La Procura di Ravenna, a quanto si apprende, ha ipotizzato l’esistenza di una vera e propria rete di medici no Cpr. Quest’ultima avrebbe lavorato per liberare i migranti irregolari con certificazioni false. Lo testimonierebbero i continui scambi di mail avvenuti negli anni.
Ci sarebbe una figura di riferimento, attualmente indagata per associazione a delinquere, che avrebbe avviato la creazione di questa rete e la avrebbe espansa. Nelle mail, infatti, con tanto di asterischi – sia mai utilizzare la lingua italiana – veniva proposta l’iniziativa da adottare con le metodologie sessantottine.
La resistenza diffusa e l’espansione della rete
Si parla di una “resistenza diffusa” facendo una similitudine con i granelli di sabbia per bloccare lentamente gli ingranaggi del funzionamento dei Cpr. Una strategia che avrebbe richiesto l’espansione della rete e che, infatti, avrebbero espanso. Tramite conoscenze diffondevano il messaggio che i Cpr erano un luogo di “atrocità” e di “violenza” e che, per questo, nessuno doveva esservi rinchiuso.
E per diffondere meglio questa ideologia avrebbero addirittura predisposto degli incontri online con tanto di presentazioni di slide e avrebbero predisposto del materiale “iper-diretto e pre-masticato”. In questo modo tutti, anche senza conoscere esattamente la legge, avrebbero saputo come poter liberare i migranti irregolari dal trattenimento all’interno delle strutture e dal loro successivo rimpatrio.
Messaggi gravissimi
Attendiamo che le indagini della Procura di Ravenna facciano il loro corso. Se dovessero essere confermate le ipotesi ci troveremmo di fronte ad una situazione molto grave: boicottare strutture e procedure necessarie per il mantenimento della legalità e della sicurezza dei cittadini italiani.


