Covid, kit inutili pagati a peso d’oro dalla Regione Toscana

La Corte dei Conti ha rilevato un danno erariale da 405mila euro: tre dirigenti a risarcirlo

Test per rilevare il Covid inutili acquistati a peso d’oro: ecco l’ennesimo sconcertante fatto dietro l’opaca gestione dell’emergenza Covid. Un acquisto effettuato dalla Regione Toscana che la Corte dei Conti ha configurato come danno erariale. Da qui la condanna di tre alti dirigenti di Estar, l’ente di supporto tecnico-amministrativo regionale alle Asl toscane, a risarcire oltre 400mila euro poiché erano consapevoli del fatto che non fossero quelli corretti. Un vergognoso spreco di soldi dei cittadini, oltre che un possibile danno alla salute di tutti gli italiani.

FdI Toscana: “Fare luce fino in fondo è dovere politico”

“Test Covid pagati a peso d’oro. E a pagare, ancora una volta, sono stati i cittadini. La Corte dei conti ha condannato tre ex vertici di Estar per un danno erariale da 405 mila euro legato all’acquisto, nel 2020, di 20 mila kit per l’individuazione della positività al Covid, comprati a un prezzo molto più alto rispetto a prodotti già disponibili e poi rimasti inutilizzati per settimane nei magazzini.

Da anni denunciamo opacità, sprechi e scelte sbagliate nella gestione regionale della sanita. Il punto è semplice: mentre i cittadini facevano sacrifici, qualcuno spendeva soldi pubblici per kit costosi, non conformi e di fatto inutili. E oggi arriva una sentenza che conferma quanto fosse necessario andare fino in fondo.

Su questi fatti serve chiarezza. Fare luce fino in fondo non è solo un dovere politico: è un dovere verso i cittadini toscani e verso chi pretende che ogni euro pubblico venga speso con trasparenza e responsabilità”, così in una nota Fratelli d’Italia Toscana.

Acquistati test inutilizzabili

Estar, l’ente che si occupa degli acquisti per conto delle Asl della Toscana, nel 2020 acquistò ben 20mila kit Covid prodotti in Corea e venduti da una società svizzera. Peccato, però, che questi test diagnostici fossero inutili, non conformi alle normative e con prezzi superiori di ben tre volte rispetto ad altre forniture. Non solo, oltre al danno anche la beffa: questi stessi test furono lasciati all’interno dei magazzini di Estar per più di due mesi per poi, a ridosso della scadenza dei prodotti – in periodo estivo, quando i casi diminuivano – essere utilizzati. Ciò nonostante fossero al corrente della scarsa efficacia.

I test furono utilizzati sugli stessi lavoratori che, poi, si rifiutarono di utilizzare quei test che non avevano richiesto e che erano, ormai, inutilizzabili. Tutto questo alla “modica cifra di 540mila euro”. Soldi dei cittadini.

Condannati i dirigenti di Estar

Per l’acquisto a peso d’oro dei kit Covid la Corte dei Conti ha pronunciato tre condanne per danno erariale a carico di tre alti dirigenti dell’ente che si occupava anche delle forniture per le Asl toscane: l’allora direttore generale di Estar ed attuale segretario generale del Consiglio regionale della Toscana Monica Piovi, l’ex direttore amministrativo e ora direttore generale di Estar, Daniele Testi e l’ex direttore del Dipartimento Farmaceutica e Logistica di Estar, Enrico Poli.

Sapevano ciò che stavano facendo

Si potrebbe pensare ad una mancanza di attenzione dettata dall’emergenza, ma così non è stato. I tre sapevano perfettamente ciò che stavano facendo. Nella sentenza della Corte dei Conti, infatti, si legge chiaramente come “la gravità della colpa è accentuata dalla piena consapevolezza dei dirigenti riguardo alle criticità del prodotto: essi sapevano che Isopollo costava 27 euro a test contro i 10 euro del test Arrow abitualmente in uso e disponibile, ed erano stati avvisati dal direttore Poli che i kit consegnati scadevano a sei mesi invece dei dodici promessi nel campione, vizio definito dallo stesso Poli come una ‘grave non conformità’. Nonostante queste segnalazioni tecniche formalizzate per iscritto, i vertici effettuarono il pagamento nel breve arco temporale di circa due settimane, rinunciando a qualsiasi contestazione o negoziazione sul prezzo”.

Marcheschi: “Avevamo ragione”

Una vicenda che si aggiunge alle numerose truffe e operazioni opache – in Toscana come in tutta Italia – di cui si sta occupando la commissione d’inchiesta sul Covid e su cui già allora Fratelli d’Italia intervenne con alcuni esposti. “Avevamo ragione. Oggi giustizia è fatta, con la condanna per danno erariale, e se non si trattasse dei soldi dei cittadini, sorrideremmo nel ricordare che la sinistra, allora, ci accusava di propaganda”, ha affermato il senatore di Fratelli d’Italia Paolo Marcheschi.

Vicenda, quella dei kit Covid inutili e pagati a peso d’oro, che si interseca anche con l’attività del Consiglio regionale, di cui è segretario generale una delle tre persone condannate. “Nell’attesa di conoscere eventuali ulteriori dettagli, abbiamo chiesto un approfondimento sulle possibili ripercussioni della condanna sull’assemblea regionale toscana e sulle iniziative per tutelare il funzionamento e l’immagine del Consiglio regionale, poiché la delicatezza del ruolo attualmente ricoperto impone serenità, indipendenza e trasparenza”, si legge in una nota del gruppo consiliare di Fratelli d’Italia in Toscana.