«La realtà è diversa dai salotti di sinistra. Volevano un segnale? Ora è arrivato». La mia intervista al Corriere della Sera

«Il sostegno al Centrodestra c’è e resta. Una riposta sonante da Venezia e Reggio Calabria»

di Paola Di Caro

«Queste elezioni hanno già detto tantissimo. E il “messaggio” che secondo Elly Schlein doveva arrivare a Giorgia Meloni è arrivato forte e chiaro».

E quale è?

«Che il sostegno al Centrodestra c’è e resta, che la realtà del voto non è quella che si raccontano da soli a sinistra, nei salotti televisivi o nei giornali compiacenti e schierati o tra opinionisti che non escono dalla loro bolla. Hanno avuto una risposta sonante».

Venezia è certamente una vittoria importante, ma non si è votato solo li.

«No, ma vincere al primo turno a Venezia, la più grande delle città al voto, a Reggio Calabria, dove gli uscenti erano loro e sono stati subissati dai nostri voti, sono segnali che hanno un valore che va oltre il dato locale».

Quale?

«Che chi va a votare non guarda a polemiche inutili, ad argomenti ideologici, a narrazioni autoesaltanti: sembrava stesse arrivando la nuova “gioiosa macchina da guerra” di Occhetto e invece gli elettori ci stanno confermando la fiducia. In città come Venezia, che non è mai stata una nostra roccaforte, ma in tantissimi altri Comuni dove pure abbiamo rovesciato pronostici che loro davano per scontati».

Ma la partita non finisce qui.

«Non lo abbiamo mai pensato, a differenza loro. Ci confronteremo alle elezioni, se saranno in grado di costruire una coalizione e un programma credibile. Noi l’abbiamo, e gli italiani lo sanno se continuano a darci fiducia nonostante una narrazione che ci vorrebbe in completa crisi».

Ci sono anche città strappate a voi, come Pistoia, o riconfermate dal centrosinistra: questo è un fatto.

«È vero, Pistoia è il classico caso in cui noi avevamo prevalso grazie a un sindaco molto forte come Tomasi. Ma esistono realtà locali dove c’è un voto radicato, come alcune zone della Toscana».

O del Veneto. Forse Venezia è stata data per persa da molti per le polemiche nel Centrodestra – dalla Fenice alla Biennale – ma eravate radicati…

«Polemiche assolutamente gonfiate, costruite ad arte, che hanno fatto illudere una bolla che tale resta. Venezia non è una città tradizionalmente vicina al centrodestra, ma la realtà è che gli elettori guardano il buongoverno, non temi che non interessano nessuno tranne i soliti salotti».

Può darsi che la spinta l’abbia data il candidato?

«Noi di FdI abbiamo avuto un risultato molto lusinghiero, ma non c’è dubbio che il candidato abbia attratto molto consenso su di sé. Il che significa che abbiamo una classe dirigente vera».

In alcune città importanti, come Salerno e Messina, hanno vinto potenti locali, da Vincenzo De Luca a Cateno De Luca. Che significa?

«Esistono realtà molto locali, è vero. Ma mi faccia dire una cosa su De Luca: il risultato più sonante il centrosinistra lo ha ottenuto proprio dove il Pd non ha nemmeno presentato il simbolo. Qualcosa vorrà dire».

Conta che avete vinto dove vi siete fatti vedere meno?

«Non è così, molti ministri sono stati sul territorio, ma a parlare di cose concrete, non ideologiche. La premier non ha partecipato perché ha da difendere l’Italia nel mondo, ma tutti noi ci siamo impegnati. Senza demagogie, mostrando fatti».

Questo voto con tante differenze da città a città incide sulla legge elettorale?

«Non mescolo il voto delle Amministrative a quello sulla riforma elettorale, noi proponiamo un sistema che crediamo serva all’Italia, al di là di chi può vincere oggi in una o l’altra città».

L’ipotesi di elezioni anticipate è scacciata?

«Ipotesi senza fondamento. Abbiamo sempre detto che lavoreremo fino all’ultimo giorno utile, e così faremo».