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Reddito di cittadinanza per “aiutare” trafficanti di droga

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Ad ottenere il RdC quattro esponenti del clan Casamonica arrestati nel 2020 per traffico di stupefacenti

Hanno richiesto e ottenuto il reddito di cittadinanza nonostante fossero soggetti a misure di custodia cautelare per traffico di stupefacenti. Protagonisti di questa incredibile – ma neanche tanto – vicenda (riportata da questo articolo del quotidiano Domani) quattro componenti del clan Casamonica-Spada, arrestati nel settembre del 2020 a Roma. Finiti in manette per aver messo su una centrale di spaccio e colti in flagrante mentre impacchettavano le dosi di droga.

Eppure, approfittando di una legge pensata male e scritta peggio, i delinquenti hanno richiesto il reddito di cittadinanza per “integrare” le entrate provenienti dalla vendita di droga. Uno schiaffo a chi ha realmente necessità di aiuto, una provocazione allo Stato. E la riprova di quanto fallimentare sia stato questo strumento, nato per contrastare la povertà e finito troppe volte per beneficiare delinquenti.

C’è voluta un’indagine dei Carabinieri per incrociare i dati e scoprire che, tra i 61 furbetti del reddito di cittadinanza colpevoli di aver truffato lo Stato percependo illeggittimamente oltre 430mila euro, c’era anche chi controlla il traffico di droga a Roma e nel Lazio: il clan Casamonica. E ci sono riusciti perché la legge non prevede controlli in fase di erogazione: né sulla residenza, né sul tenore di vita, né – incredibile! – su eventuali carichi giudiziari pendenti. I quattro, nullatenenti per il fisco pur vivendo nello sfarzo, avrebbero “dimenticato” di inserire le autodichiarazioni su eventuali condanne penali o procedimenti giudiziari a carico.

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Flash mob di Fratelli d’Italia

Un’omissione scoperta dai Carabinieri e che ha portato alle denunce a carico dei Casamonica. Non solo: assieme a loro altre 57 persone, tra cui una donna rom che ha percepito doppio contributo perché in possesso di due codici fiscali. Increbile, dicevamo all’inizio. Incredibile che chi ha scritto la legge non abbia previsto un controllo precedente l’erogazione dei contributi. Incredibile che, con le banche dati e i sistemi informatici a disposizione, non si riesca a prevenire le truffe. E non si dica che Fratelli d’Italia non aveva previsto, sin dal principio (nelle aule parlamentari e in piazza) che il reddito di cittadinanza avrebbe potuto trasformarsi in un reddito di delinquenza, “sostenendo” persino trafficanti di droga.