Firenze, falsi certificati per evitare i CPR: medici perquisiti

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A pochi mesi di distanza dai provvedimenti di interdizione a carico di dottori di Ravenna, perquisizioni anche in altre nove città d’Italia

Si allargano i confini dell’inchiesta che, nel febbraio scorso, coinvolse otto medici in servizio a Ravenna, indagati per falso e interruzione di pubblico servizio relativamente a 34 certificati di idoneità al trasferimento nei CPR considerati falsi. Nella mattinata del 16 settembre la Polizia di Stato, tramite del Servizio centrale operativo e della Squadra mobile di Ravenna ha eseguito oltre una ventina di decreti di perquisizione nei confronti di altrettanti medici in nove città: Bari, Biella, Bologna, Firenze, Livorno, Milano, Rimini, Roma e Varese. L’ipotesi degli inquirenti è che i medici abbiano rilasciato certificazioni mediche false, finalizzate a impedire il trasferimento o il trattenimento di stranieri irregolari presso i Centri di permanenza per il rimpatrio. Ipotesi che, qualora confermate, confermerebbero l’esistenza di uno scenario preoccupante: non casi isolati, ma una vera e propria rete che tocca molte regioni italiane, in particolare Toscana ed Emilia-Romagna. Mentre il Governo Meloni si impegna per contrastare l’immigrazione clandestina e aumentare i rimpatri, potrebbero esserci alcuni professionisti della sanità che operano per intralciare l’operato dello Stato.

Le perquisizioni di una ventina di medici in tutta Italia

La Polizia di Stato – con il Servizio Centrale Operativo e la squadra Mobile di Ravenna – su mandato della Procura di Ravenna, ha effettuato perquisizioni locali, personali ed informatiche a carico di oltre venti medici in nove città italiane, di cui due toscane: Firenze e Livorno. Destinatari dei decreti, a eccezione di un caso, medici non iscritti nel registro delle persone nei cui confronti si svolgono le indagini preliminari relative all’inchiesta aperta a Ravenna.

Inchiesta basata sull’ipotesi di rilascio da parte di medici di certificati inidoneità ai CPR redatti con l’obiettivo di impedire il trattenimento dei migranti irregolari nei centri di permanenza per il rimpatrio. Per tre degli otto medici indagati a Ravenna, tutti allora in servizio presso il reparto delle Malattie Infettive dell’ospedale ravennate, è scattata l’interdizione dalla professione per 10 mesi, per gli altri il divieto di occuparsi di certificati per i Centri di permanenza per il rimpatrio.

FdI: Contorni inquietanti, necessario fare luce

“Le nuove perquisizioni disposte dalla Procura di Ravenna, che coinvolgono oltre venti medici in diverse città italiane, confermano quanto sia necessario fare piena luce su una vicenda che presenta contorni sempre più inquietanti. L’ipotesi investigativa di certificazioni mediche utilizzate per impedire il trattenimento nei CPR di cittadini stranieri irregolari, qualora trovasse conferma, sarebbe di assoluta gravità: non si tratterebbe più di singoli episodi, ma della possibile esistenza di una rete capace, a livello nazionale, di incidere concretamente sull’applicazione delle decisioni dello Stato. Attendiamo con fiducia l’esito delle indagini e il lavoro della magistratura perché è indispensabile accertare ogni responsabilità e capire se, dietro i casi già emersi a Ravenna, vi sia un fenomeno più ampio e organizzato volto a incrementare flussi migratori illegali sul nostro territorio nazionale”, ha commentato il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, Galeazzo Bignami.

Secondo la deputata e responsabile del dipartimento immigrazione di Fratelli d’Italia Sara Kelany “l’inchiesta di Ravenna sui falsi certificati medici per liberare i migranti dai Cpr sta assumendo contorni sempre più inquietanti. Ricordiamo che i CPR non sono terribili prigioni, ma centri – peraltro in linea con la normativa Ue – in cui vengono trattenuti, prima di essere espulsi dal territorio nazionale, immigrati irregolari con gravi precedenti penali che rappresentano un pericolo per la sicurezza pubblica. Il killer della giovanissima Aurora Livoli, uccisa lo scorso gennaio a Milano, per fare un esempio, aveva evitato il CPR proprio grazie a un certificato medico che indicava una presunta patologia delle vie urinarie. È incredibile che, in nome dell’ideologia immigrazionista di sinistra, alcuni siano pronti ad agire mettendo addirittura a repentaglio la sicurezza dei cittadini. Mi auguro che la magistratura faccia piena luce su questa vicenda, che al momento appare gravissima”.