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“Non lascerò il mio posto e resto orgoglioso di quanto ho fatto. I Pm dalla mia parte.” L’intervista di Andrea Delmastro Delle Vedove al Corriere della Sera

delmastro polizia penitenziaria

Un giudice a Berlino. Ci sarà un giudice a Berlino che riconoscerà che non c’è segreto

Di Virginia Piccolillo

E adesso, sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, che fa? Si dimette?

«Assolutamente no».

Perché? Non è stato rinviato a giudizio per quelle relazioni del Gom sui colloqui anti 41 bis dell’anarchico Alfredo Cospito con i boss, nei giorni dello sciopero e della visita della delegazione dem, usate in aula dal suo collega e coinquilino Donzelli?

«Sì. Ma intendo continuare ad esercitare il mio ruolo, al meglio, all’interno del ministero della Giustizia. Cosi come mi è stato chiesto dai tanti che in questo momento mi stanno testimoniando solida-rieta per questo inconsueto rinvio a giudizio».

Inconsueto perché?

«Anche questa seconda volta il pubblico ministero Paolo Ielo e altri tre pm hanno ribadito la richiesta di archiviazione della procura nei miei confronti».

E quindi?

«Sarò uno dei pochi sotto il profilo giuridico che in dibattimento sarà dalla stessa parte della barricata del pm. Ai posteri l’ardua sentenza… »

Però la giudice delle indagini preliminari Emanuela Attura ha ritenuto il contrario e formulato un’imputazione coatta. E la gip Maddalena Cipriani, ha concordato sul segreto, visto che l’ha rinviata a giudizio.

«Da cattolico non dispero mai. Ci sara prima o poi un giudice a Berlino che riconoscerà che non c’è segreto e quindi non c’e reato».

Per la giudice la dicitura a «limitata divulgazione» rendeva coperti dal segreto quei verbali usati da Donzelli per difendere il 41 bis e attaccare la sinistra («Siete con noi o con i terroristi e i mafiosi?»).

«La limitata divulgazione nulla c’entra col segreto di Stato. I segreti li decide la legge. Sono tassativi e tipizzati per questo».

Il verde Angelo Bonelli, che l’ha denunciata, sostiene che gli hanno negato quegli atti. Lei, da Maurizio Porro a Quarta Repubblica, ha detto che non è vero. Chi mente?

«Bonelli ha sbagliato. Ha fatto un accesso generalizzato agli atti. Gli è stata riqualificata la richiesta come sindacato ispettivo. E ha avuto quello che chiedeva perché sono atti ostensibili».

Il ministro Carlo Nordio l’ha difesa in Parlamento. E ora, per questo viene attaccato dalle opposizioni.

«il ministro avrà diritto ad esporre le sue ragioni e la sua lettura dei fatti e del diritto? O adesso c’è anche il reato di pensiero e il reato di argomentazione giuridica? Attendo risposte dai preclari giuristi di sinistra».

Dica la verità, si aspettava questo rinvio a giudizio?

«No. Ma resto orgoglioso di quello che ho fatto»

Cosa? Aver passato quelle carte?

«Non ho passato alcuna carta. Ho risposto alla domanda di Donzelli cosa che e mio dovere fare e faccio con qualsiasi parlamentare. Sono orgoglioso di aver fronteggiato l’attacco frontale al 41 bis di terroristi e anarchici in combutta con la criminalità organizzata e della mafia».

Il suo rinvio a giudizio arriva dopo giornate in cui si è riacceso lo scontro politica-magistratura. Pensa che questo clima abbia influito?

«Credo e mi auguro di no. Il mio alto senso di giustizia mi fa pensare che un giudice non percepisca il clima e valuti solo gli atti giudiziari».

Il suo alto senso di giustizia non pone ostacoli al suo rimanere a ricoprire lo stesso incarico di sottosegretario con delega alle carceri?

«Al contrario. Aspetto con serenità il dibattimento che inizia il 12 marzo per poter dimostrare che non ho compiuto alcun reato. E terminerò il mio mandato svolgendo al meglio il mio compito, rimanendo orgoglioso del mio lavoro e fedele alla lezione di centro destra».

Cosa intende?

«Intendo continuare a garantire strumenti di indagine efficaci ai magistrati per accertare i reati più odiosi, ma a confermare e addirittura aumentare le garanzie per i cittadini».