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Ramelli, Sinistra oltraggia nuovamente la memoria

Milano, Frassinetti contestata a commemorazione Ramelli

A Milano collettivi e cobas contestano il sottosegretario all’Istruzione Paola Frassinetti presente alla commemorazione di Ramelli

Per la sinistra un sottosegretario all’Istruzione che si reca in una scuola per deporre un fiore sotto la lapide in memoria di uno studente ucciso 48 anni fa per le sue idee politiche è una strumentalizzazione, una provocazione che merita una contestazione. Con l’immancabile corredo di bandiere rosse e slogan che ci riportano a una stagione per fortuna finita da tempo. Sembra incredibile, eppure è successo, nel 2023, a Milano, dove una trentina di persone dei collettivi antifascisti e dei sindacati autonomi hanno effettuato un presidio per contestare la presenza del sottosegretario Paola Frassinetti alla commemorazione di Sergio Ramelli. Una cerimonia, come ce ne sono state in passato, alla presenza di politici e rappresentanti delle istituzioni di centrosinistra e di centrodestra, per ricordare l’uccisione di uno studente di quell’istituto, avvenuta il 29 aprile del 1975, dopo 47 giorni di coma. Una pagina dolorosa di storia, quella della violenza politica di quegli anni, che tutti dovrebbero avere il dovere morale di ricordare per evitare che si ripeta. Ma evidentemente per qualcuno non è così.

Il ricordo di Sergio Ramelli

Esattamente 48 anni fa, il 13 marzo 1975, un commando di Autonomia operaia aggredì a colpi di chiave inglese un militante del Fronte della Gioventù di Milano di soli 19 anni, Sergio Ramelli, sino a poche settimane prima studente dell’Itis Ettore Molinari. Scuola che Ramelli fu costretto a lasciare per le minacce ricevute per le sue idee politiche, e per la “colpa” di  aver scritto un tema in cui condannava la violenza politica delle Brigate Rosse. Tema che un suo professore gli requisì per appenderlo sulla bacheca della scuola, così che tutti potessero leggerlo. Neanche il cambio di scuola salvò la vita a Sergio: ormai bersaglio della sinistra extraparlamentare, fu aggredito sotto casa, e ridotto in coma. Morì 47 giorni dopo, mentre ci vollero 10 anni per individuare i responsabili e 15 per le sentenze di condanna. E altri 48 per constatare che c’è ancora chi “celebra” quell’assassinio politico, come accaduto a Milano in occasione della visita del sottosegretario Frassinetti alla scuola frequentata da Ramelli.

L’offesa alla memoria

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Nonostante la sua unica “colpa” fosse avere idee di destra – o forse proprio perché di colpe non ne aveva – Sergio Ramelli è ancora oggi oggetto di schifosi riferimenti da parte degli estremisti di sinistra (nella foto a fianco una scritta apparsa a Milano neanche un anno fa), arrivando persino a invocare per gli esponenti di Fratelli d’Italia la stessa fine toccata a Sergio (come accaduto a Firenze qualche tempo fa). Estremisti che infangano la memoria di un ragazzo ucciso per le sue idee, che si riempiono la bocca di libertà, ma poi non tollerano neanche la partecipazione di un membro del Governo a una commemorazione. Tanto da attaccare e chiedere le dimissioni del sottosegretario Paola Frassinetti e del preside dell’istituto Molinari Davide Bonetti. “Vergogna lei e il preside”, “fascisti carogne tornate nelle fogne”: questi alcuni dei cori che sono partiti dal presidio della sinistra per contestare la commemorazione. E dire che il preside aveva annunciato la cerimonia ricordando che “fare memoria significa, oggi, a quasi 50 anni di distanza, rinnovare un fermo no alla violenza in genere, e in particolare a quella di natura politica”. E, inoltre, che alla commemorazione era presente anche il fratello di Fausto Tinelli, giovane di sinistra ucciso a Milano nel 1978 e alla cui memoria il sottosegretario Frassinetti renderà omaggio nelle prossime settimane. L’Italia ha conosciuto una stagione d’odio politico che non va dimenticata, né rimpianta. Lo ricordi la sinistra estrema, e tutti coloro che alimentano le tensioni.