Maduro, ecco tutte le atrocità del regime comunista venezuelano

Torture contro gli oppositori, carri armati contro la folla che protesta contro i brogli elettorali, connivenze con il narcotraffico: così Maduro ha conquistato e conservato il potere

Dodici anni di potere assoluto, conservato grazie a brogli elettorali e a traffici oscuri, ed esercitato con violenza e in spregio dei principi di libertà e democrazia. Dodici anni, quelli di Nicolas Maduro alla guida del Venezuela che sono coincisi, non a caso, con la crisi economica e sociale più grave della storia del martoriato Paese sudamericano, reduce peraltro dal quindicennio di Chavez. Nell’ultimo quindicennio un quarto della popolazione venezuelana ha lasciato il paese per fuggire dalla violenza e della povertà, e ben il 65% dei bambini presentano deficit nutrizionali. Crisi economica e sociale causata dal regime guidato da Maduro. Un regime violento e torturatore – tanto che Maduro è stato accusato di crimini contro l’Umanità da una commissione ONU – con connivenze, se non coinvolgimenti diretti, con trafficanti internazionali di droga. La Tumba, Farsa electoral, Cártel de los Soles: tre espressioni spagnole che riassumono il regime del dittarore venezuelano.

La Tumba, dove morivano gli oppositori

La Tumba è un carcere di massima sicurezza situata in Piazza Venezuela a Caracas dove il dittatore Maduro imprigionava gli oppositori del regime. MA più che un carcere si dovrebbe parlare di prigione medievale per le modalità di trattenimento dei carcerati e le torture – psicologiche e fisiche – praticate. Nella Tumba sono stati incarcerati politici, studenti anche giovani e chiunque non fosse stato d’accordo con l regime. Chi è sceso in piazza è stato catturato e portato proprio qua.

Dalla tortura psicologica fino a quella fisica, con i detenuti tenuti in condizioni disumane: celle minuscole, senza bagni, senza finestre e senza luce naturale. Secondo quanto riportato dall’avvocato Tamara Suju Roa: “I detenuti passano le 24 ore del giorno chiusi, vigilati da telecamere e microfoni. Possono uscire per andare in bagno soltanto suonando un campanello; molte volte aspettano ore e sono costretti a usare un contenitore previsto per le emergenze. Non ci sono colori, solo il bianco e il grigio.

Non ci sono rumori, solo le loro voci, non c’è il sole, non c’è la luna, non c’è il tempo, non hanno un orologio, non hanno idea dell’ora, non sanno se è giorno o notte”. Ma come questa esistono molte altre prigioni in Venezuela, pensate per detenere ed uccidere chi non si allinea al volere del regime.

Le torture nelle carceri e gli studenti uccisi

Ci sono le testimonianze di chi quelle carceri le ha vissute. Come i giovani che negli anni hanno protestato nelle piazze. Catturati dalla Polizia ed imprigionati. Costretti ad una vita disumana. Non mancavano le torture. Un ragazzo è stato appeso ad un cancello ed è stato bastonato con assi di legno per ben 12 ore. Ma c’è chi ha subito anche di peggio. Come Geraldine Moreno e Kluiver Roa, rispettivamente di 23 e 14 anni, che sono stati uccisi dalla Guardia Nazionale a colpi di arma da fuoco. Secondo un rapporto di Amnesty International del dicembre 2024 “quasi 200 tra bambini e adolescenti sono ancora detenuti in Venezuela a seguito degli arresti arbitrari operati dalle forze fedeli al presidente Nicolas Maduro durante le proteste seguite alle contestate elezioni presidenziali di luglio”. Nella ricerca engono segnalati casi di tortura, maltrattamenti e gravi violazioni del diritto a un giusto processo.

Le elezioni farsa

Salito al potere su indicazione diretta del suo predecessore Chavez, Maduro ha conservato il suo potere vincendo le elezioni presidenziali per tre volte. E per tre volte in modo piuttosto discutibile, in particolare le ultime, del luglio 2024, sono state precedute dai divieti di candidatura per le principali esponenti dell’opposizione e poi caratterizzate da pesanti ombre sui risultati. Forti dubbi anche sulla legittimità delle recenti elezioni parlamentari, segnate dall’astensione delle opposizioni. Reduci dai brogli delle presidenziali si sono trovate davanti al bivio: partecipare e magari vincere, per poi non veder riconosciuta la vittoria o non partecipare per non legittimare il dittatore Maduro? La strada scelta è stata la seconda. Le conseguenti proteste di piazza hanno visto la violenza repressione del regime – che ha persino mandato in strada i carri armati – con decine e decine di morti e migliaia di arrestati.

Venezuela hub internazionale del narcotraffico

Gruppi di traffincanti internazionali di droga infiltrati ai vertici del Venezuela, collusioni.e connivenze che avrebbero fatto affluire fiumi di denaro in poche tasche, portando la morte nei paesi di destinazione degli stupefacenti. Una rete, il Cartel de los soles, composta quindi da trafficanti veri e propri e uomini di fiducia del regime, uniti per favorire la distribuzione delle sostanze stupefacenti in America, tanto da rendere il Venezuela una sorta di hub della droga. Del Cartel de los sole si parla da decenni, sin da quando vennero arrestati per traffico di droga due generali venezuelani. Poi Chavez decise di allontanare dal paese gli agenti che indagavano sul traffico di droga, favorendo così il rafforzamento della rete. Nel 2015 due nipoti di Maduro furono arrestati ad Haiti con 800 kg di cocaina. Nel 2019 un’organismo dell’ONU, l’Organo internazionale per il controllo degli stupefacenti, ha pubblicato un report che ha confermato le ipotesi di connivenze tra i trafficanti di droga e il regime. Che si chiami Cartel de los Soles o altro, la sostanza non cambia: i tasselli del mosaico parlano chiaro.