In una nota diffusa dal suo legale il consulente avrebbe ammesso l’esistenza e la paternità del documento di 36 pagine in cui parlava dei file illegali
Sarebbe stata la redazione di Report a chiedere a Gian Gaetano Bellavia, consulente di diverse Procure – informazioni su un lungo elenco di persone note. È quanto emerge dall’ultima puntata dell’inchiesta de Il Giornale sull’enorme archivio di Bellavia e sul suo utilizzo, arricchita dalla pubblicazione di un documento inedito. Documento sulla cui veridicità è giunta la conferma del diretto interessato. Archivio di oltre 10 milioni di file di cui avrebbe beneficiato anche la trasmissione di Rai Tre “per evitare querele”.
Il documento dell’inchiesta
Bellavia ha ammesso l’esistenza del documento di 36 pagine che attesterebbe l’esistenza di un dossieraggio avvenuto negli anni e che avrebbe portato all’acquisizione di un totale di file che si aggira tra i 10 ed i 20 milioni. L’ammissione arriverebbe da una nota trasmessa dal legale di Bellavia, Luca Ricci, riportata da Il Giornale nella sua inchiesta: “si tratta del ‘contenuto’ di ‘comunicazioni via mail’ tra Bellavia e il precedente difensore”.
L’ammissione di Bellavia
Sempre all’interno di un articolo de Il Giornale vengono riportate le dichiarazioni rilasciate in esclusiva da Gian Gaetano Bellavia: “Non ero io a fornire informazioni a Report, era Report che me le chiedeva. Io aiutavo i loro giornalisti ad evitare le querele”. Parole che confermerebbero un quadro ancor più inquietante.


