Mafia, con il Governo Meloni beni confiscati aumentati del 60%

Nel giorno di un nuovo successo contro la criminalità organizzata, il Presidente del Consiglio si reca nel capoluogo siciliano per ribadire che il messaggio dello Stato è uno solo: “nessun passo indietro”

Per mesi hanno terrorizzato Palermo con intimidazioni e attentati a colpi di kalashnikov. Ora, grazie al grande lavoro delle Forze dell’Ordine, il gruppo criminale noto proprio come la “banda dei kalashnikov” è stato fermato. Traffico di droga, estorsione e detenzione di armi da guerra, queste le accuse mosse nei confronti di 22 soggetti, di cui 7 già detenuti. Lo Stato ancora una volta ha riportato la legalità, come ha ricordato il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni proprio dal capoluogo siciliano.

Meloni: “La legalità è la strada”

“Oggi a Palermo, anche per presiedere il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. A pochi giorni dal 34° anniversario della strage di via D’Amelio, il messaggio dello Stato è uno solo: contro la criminalità organizzata nessun passo indietro. Grazie alla magistratura e alle Forze dell’ordine per aver fermato la banda dei Kalashnikov. La legalità è la strada”, ha affermato il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ricordando alcuni risultati ottenuti dal Governo nella lotta alla mafia.

“Negli ultimi quattro anni nella città metropolitana di Palermo i beni confiscati alla mafia e restituiti alla collettività sono cresciuti di quasi il 60%: 128 immobili confiscati che sono stati destinati prevalentemente all’emergenza abitativa. La ricchezza strappata alle mafie torna nella disponibilità della collettività per aiutare i problemi delle famiglie, particolarmente quelle più fragili.

L’operazione contro la “banda dei kalashnikov”

A suggellare il bilancio di quattro anni di lotta alla criminalità, l’operazione di polizia che ha portato allo smantellamento della “banda dei kalashnikov”. Il lavoro dei Carabinieri del comando provinciale di Palermo ha portato all’esecuzione di ben 22 provvedimenti. Di questi 9 per soggetti indiziati di reati di estorsione e tentata estorsione, nonché porto e detenzione illegale di armi comuni e di armi da guerra, con aggravanti per associazione mafiosa.

Poi misure per ulteriori 6 persone coinvolte in associazione dedita al traffico di stupefacenti, tra cui hashish e cocaina. L’attività di questi ultimi si concentrava nei quartieri di San Lorenzo e dello Zen 2 di Palermo. Ed oltre allo spaccio di stupefacenti, le indagini hanno portato alla scoperta della detenzione di armi da fuoco usate per le intimidazioni.

Durante le indagini sono stati trovati, proprio sul telefono di uno degli indagati, dei messaggi con gli ordini imposti direttamente da un detenuto in carcere. Grazie ai telefoni riuscivano a comunicare per poter gestire l’attività criminale. Nello specifico parliamo di Salvatore Verga, detenuto nel carcere di Trani, ritenuto uno dei presunti mandanti dei vari raid intimidatori.

Il Comitato per l’ordine e la sicurezza a Palermo

Il blitz che ha portato alla cattura della “banda dei kalashnikov” è avvenuto in un giorno importante. Proprio il 13 luglio, infatti, si è tenuto il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica con lo svelamento di ciò che resta della Fiat Croma su cui il 23 maggio del 1992 viaggiavano Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e Giuseppe Costanza. 

Durante il Comitato Meloni ha, infatti, affermato come quest’ultimo “dovrà trovare nel più breve tempo possibile le soluzioni operative per avviare un’operazione straordinaria di controllo e presidio fisso del territorio. A partire dai quartieri più a rischio, penso allo Zen ma non solo.

Un presidio che si può garantire con le Forze di polizia ma non solo, forse anche con il coinvolgimento dei militari e dell’Esercito in operazioni congiunte. Se necessario possiamo anche intervenire sulle norme che oggi disciplinano Strade sicure”.