Audito in Commissione, l’ex ministro della Salute non ammette alcun errore e rivendica le folli scelte fatte dal governo giallorosso
Ha rivendicato tutto Roberto Speranza, ex ministro della Salute durante la pandemia: prima il lockdown, poi l’obbligo vaccinale, per finire con il green pass, in tutte le sue versioni. Durante la sua audizione in Commissione d’inchiesta Covid Speranza non ha ammesso errori, sostenendo di fatto che rifarebbe le scelte prese in quel periodo.
Speranza ha confuso la Commissione d’inchiesta per un teatro politico
Roberto Speranza – audito in Commissione Covid – non ci ha pensato due volte rivendicando tutte le scellerate scelte prese dal governo Conte durante la pandemia da Covid-19. Nonostante gli errori siano sotto gli occhi di tutti, non ha ammesso uno, di fatto sostenendo che rifarebbe tutto.
“Una narrazione autoassolutoria e autocelebrativa che dimostra come chi doveva tutelare la salute pubblica facesse in realtà politica sulla pelle dei cittadini”, ha commentato il capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami, sottolineando che Speranza, come Giuseppe Conte prima di lui, “ha confuso la Commissione parlamentare d’inchiesta, istituita per legge per verificare le criticità della gestione pandemica in linea con quanto fatto anche in sede europea, per un teatro politico giustificazionista”.
Scaricata la responsabilità sui tecnici
Non soltanto si è autoassolto, ma è anche caduto in contraddizione di fronte alle domande poste dalla Commissione. Speranza, infatti, aveva sempre dichiarato di non aver mai scaricato la responsabilità sui tecnici. Peccato, però, che proprio in audizione di fronte alla domanda sul protocollo “Tachipirina e vigile attesa” non ci ha pensato due volte scaricando la responsabilità di quella indicazione – smentita da numerosi scienziati – sui tecnici.
Bignami: “Si è preferita la strada dell’autoprotezione burocratica”
“Durante l’audizione in Commissione Covid, l’ex ministro Roberto Speranza è caduto in diverse contraddizioni che smontano anni di ricostruzioni di comodo. In particolare quando gli ho elencato le misure fondamentali per arginare il virus sul nascere – dall’adozione di norme igieniche all’isolamento immediato dei pazienti con sintomatologia sospetta all’isolamento dei pazienti sospetti – Speranza ha dovuto ammettere che si trattava di interventi giusti e necessari.
Peccato che quelle che gli stavo leggendo fossero esattamente le prescrizioni contenute nel Piano pandemico del 2006: quello stesso piano che il suo Ministero ha deliberatamente scelto di non attivare, sostenendo che fosse superato e inutile. Se quelle misure di pre-allerta fossero state attivate tempestivamente tra gennaio e febbraio 2020, come chiedevano peraltro figure apicali quali il direttore dello Spallanzani Ippolito, il direttore della Prevenzione dell’ISS Rezza e la dottoressa Maraglino, l’Italia non si sarebbe presentata impreparata davanti all’impatto dell’epidemia nella Bergamasca e a Vo’ Euganeo.
La verità che emerge dagli atti, incluse le pressioni dell’allora Capo di Gabinetto Zaccardi stigmatizzate dalla Procura di Bergamo, è che si è preferita la strada dell’autoprotezione burocratica e politica: si è scelto di non richiamare il Piano del 2006 per non dover ammettere che, nei dieci anni precedenti a guida centrosinistra, nessuno aveva mai provveduto ad aggiornarlo”, ha affermato il l capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, Galeazzo Bignami.
Filini: “Quella stagione liberticida non tornerà più”
“Sentire Roberto Speranza dichiarare in Commissione Covid che rimetterebbe anche oggi il green pass, il super green pass e gli obblighi vaccinali conferma che la sinistra non ha imparato nulla dai propri errori. Speranza rivendica il provvedimento più punitivo e antiscientifico dell’Occidente ignorando tre fatti inoppugnabili.
Primo, come certificato in Commissione dall’ex presidente di AIFA Giorgio Palù, i vaccini non davano immunità sterilizzante e il pass aveva un fine puramente politico e non epidemiologico; secondo, nei sette mesi successivi al green pass i contagi esplosero a 9 milioni contro i 4 milioni dei diciotto mesi precedenti; terzo, togliere lavoro e stipendio a cittadini sani con tampone negativo – misura che nessun altro Paese europeo ha mai adottato – fu solo un ricatto per imporre un obbligo surrettizio scaricando sui lavoratori la firma del consenso informato.
Ribadiamo che con il governo Meloni quella stagione liberticida non tornerà mai più”, ha dichiarato il deputato di Fratelli d’Italia, Francesco Filini, componente della Commissione d’inchiesta sul Covid.


