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“Il partito conservatore c’è già: è FdI”, la mia intervista a Libero

“L’Italia ha bisogno di riforme: presidenzialismo, fisco e giustizia. E Meloni è leader anche in Europa. Con gli alleati c’è armonia. Basta vedere i Cdm…”

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La mia intervista a Libero

Nemmeno il tempo di brindare alla prima manovra, promossa a pieni voti in Aula e in Europa, che il 2023 pone subito una road map serrata al governo e una serie di appuntamenti elettorali destinati a definire le posizioni dei partiti in vista delle Europee del 2024. Appuntamento in vista del quale Fratelli d’Italia non nasconde l’intenzione di voler tentare il colpaccio. Lo conferma a Libero Giovanni Donzelli, responsabile dell’Organizzazione di Fratelli d’Italia e neovicepresidente del Copasir.

Presidenzialismo, fisco e giustizia. Le riforme “da destra” saranno un banco di prova immediato.

Non sono “da destra”. Sono le riforme che servono all’Italia. Non abbiamo interesse a piantare bandierine ma far funzionare finalmente questa Nazione. Per farlo serve una democrazia capace di decidere. Ecco perché è necessario prevedere “più” riforme del sistema istituzionale. Le vorremmo fare condividendole al massimo – nello strumento e nell’obiettivo – ma non permetteremo a nessuno il diritto di veto.

Sfida nella sfida sarà confermarvi dopo l’exploit del 25 settembre. Le Regionali in Lazio e in Lombardia sono già un test fondamentale?

Il voto locale riflette sempre delle dinamiche locali, ma sarebbe ipocrita negare che saranno un test. Soprattutto perché noi, e solo noi, ci presentiamo con la stessa coalizione con cui siamo in Parlamento e governiamo. Per questo siamo certi che il gran lavoro che siamo riusciti a fare con la manovra e il cambio di marcia innestato dal governo nazionale sarà ricercato per un cambio di passo nel Lazio e per confermare, al contrario, in Lombardia il buongoverno del centrodestra.

FdI veleggia al 31%. Immagino che il via della Scrofa vi tocchi gestire un “traffico in entrata” mai visto prima…

Io organizzo soltanto il partito. A gestirlo ci pensa Giorgia che riesce a seguire benissimo sempre tutto. In queste ore stiamo chiudendo il tesseramento e speriamo di confermarci il primo partito anche nelle adesioni. Detto ciò, il problema non è di certo il posizionamento politico: perché FdI è un partito che non ha “correnti” da far coincidere. Di sicuro è un partito in forte crescita con tanti che provano a gettarsi sul carro del vincitore fingendosi di essere stati sempre dei nostri: però, anche lì, ci stiamo facendo l’abitudine.

Anche gli alleati intendono investire su questa stagione. Per Silvio Berlusconi potrebbe essere l’anno del partito unico: del grande partito conservatore.

La coalizione ha dimostrato di essere vincente e in armonia con l’equilibrio attuale. Come si dice in questi casi? Squadra che vince non si cambia. E poi un grande partito conservatore esiste già…

Sta dicendo che quel “sogno” di cui parla il leader azzurro è realtà?

FdI è già un grande partito conservatore: grande lo è diventato. Conservatore: il nostro leader, Giorgia Meloni, lo è dei Conservatori europei. Dopodiché che ci siano anche altre sfumature che convivono – penso a chi si riconosce nel popolarismo europeo, ai liberali, e alla Lega di Matteo Salvini – è ciò che ci permette di rappresentare tutto il popolo di centrodestra. E siccome si va d’accordo e stiamo facendo cose buone per gli italiani credo proprio che alchimie ed architetture partitiche non siano proprio al momento la nostra priorità. 

Intervista a Libero

Insomma, siete usciti dal Pdl per fondare FdI. Da quel punto di vista, lo spiegate da mesi, “abbiamo già dato”. I retroscena sul partito unico allora li lasciamo ingiallire sui giornali.

Non stiamo smantellando FdI: non ci pensiamo nemmeno. E credo che servano tutte le forze politiche che stanno animando il governo. Sono tutte sensibilità utili all’interno del mosaico. E non è detto che togliere pezzi del mosaico sia un modo per comporre un quadro migliore.

Come sono i rapporti con gli alleati? Ancora Berlusconi sostiene che non deve mancare la collegialità…

Certo. Si deve proseguire con la stessa collegialità che c’è adesso. Mi raccontano di Consigli dei ministri molto armoniosi, dove i dossier, pensando al bene dell’Italia e non dei partiti, si approvano in un’ora.

Nel frattempo la stampa di sinistra ha trascorso il Natale cercando di spegnere la “fiamma” del Msi dal ricordo di un’intera comunità politica.

Per queste loro “battaglie” dovremmo mandargli panettone, spumante e una calza della Befana e dirgli solo grazie: più fanno così e più FdI cresce. Dovrebbero interrogarsi piuttosto sul fatto che mentre loro si sentono i gendarmi della democrazia, gli eredi dell’evoluzione della destra sono al governo grazie al consenso popolare mentre gli eredi del Pci, pur definendosi garanti della democrazia, con la democrazia non sono mai arrivati al governo.

Europee 2024. È in vista di ciò che in FdI state preparando il colpaccio: portare il destra-centro italiano al governo dell’Ue?

Certo. È una cosa che non nascondiamo. L’obiettivo è togliere il Ppe dall’abbraccio con i socialisti e riuscire a portare alla guida dell’Europa una maggioranza Conservatori-Popolari. In Italia abbiamo dimostrato che sensibilità diverse del centrodestra convivono in armonia. Adesso è giunto il momento di portare il “modello italiano” in Europa.