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Chiara Colosimo eletta presidente della Commissione Antimafia

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Nonostante i tentativi del Pd e del M5S di screditarla e spingerla a fare un passo indietro, la deputata di FdI è stata eletta alla guida dell’importante organismo parlamentare

Ci hanno provato in ogni modo ad abbattere la candidatura di Chiara Colosimo a presidente della commissione parlamentare Antimafia. Lo hanno fatto tentando a screditarne l’immagine tirando fuori legami che non stanno né in cielo né in terra. Ma Pd, Movimento 5 Stelle e trasmissioni e giornaloni al seguito hanno fallito il loro obiettivo. Chiara Colosimo è stata eletta presidente della commissione parlamentare Antimafia, alla guida della quale era stata indicata da Fratelli d’Italia, con il sostegno della maggioranza di centrodestra, per il suo profilo e la sua esperienza. Perché il curriculum di Chiara parla da sé, e racconta di iniziative pubbliche contro ogni mafia, di battaglie a favore della legalità, di denunce contro il malaffare presentate e portate avanti con coraggio e senza timori fuori e dentro il Consiglio regionale del Lazio, di importanti ruoli istituzionali ricoperti avendo come stella polare quello che è uno dei capisaldi del sistema di valori della destra politica: la lotta a ogni tipo di furberia e la tolleranza zero verso ogni reato. Alcuni esempi? Eccoli.

Lo scandalo mascherine

È il 7 aprile del 2020 quando l’allora consigliera regionale di FdI nel Lazio Chiara Colosimo deposita un’interrogazione con cui chiede conto alla Giunta guidata da Nicola Zingaretti della commessa milionaria per l’acquisto di mascherine a una società che si occupa di materiale per l’illuminazione. Mascherine che non sono mai arrivate, se non in minima parte (e di pessima qualità), a fronte di 14 milioni di euro generosamente versati come acconto nelle casse dei sedicenti venditori. Un’interrogazione, quella di Chiara Colosimo, che accese i fari su una vicenda che ha avuto nei mesi scorsi un primo esito: il sequestro preventivo a carico delle società che specularono sulla pandemia, nella migliore delle ipotesi approfittandosi della faciloneria della Giunta regionale targata Pd. Uno scandalo scoperchiato e sollevato proprio da Chiara Colosimo e che ha messo in difficoltà il Partito democratico, lo stesso Pd che ha cercato in ogni modo di impedire la sua elezione a presidente della commissione parlamentare Antimafia.

La concorsopoli nel Lazio

Un sistema perfetto per elargire regali di Natale, sotto forma di assunzioni in Regione. Ovviamente agli amici del Pd. Il 18 dicembre 2020 il Comune di Allumiere, in provincia di Roma, e la Regione Lazio siglano un’intesa che prevede che quest’ultima attinga alla graduatoria degli ideonei di un concorso bandito dal Comune per reclutare 16 funzionari. Tra i fortunati ripescati due collaboratori del presidente del Consiglio Regionale, assessori e dirigenti del Pd della provincia romana. Allumiere (4mila abitanti) il cui sindaco, guarda le coincidenze, era allora un dipendente della segreteria del presidente del Consiglio regionale del Lazio. Un sistema scoperchiato anche grazie al lavoro svolto dalla Commissione regionale Trasparenza e Pubblicità voluta dal centrodestra e presieduta da Chiara Colosimo. Un lavoro certosino e coraggioso, quello di Chiara, definita da Il Fogliol’amazzone anti-concorsopoli in prima linea nel denunciare gli intrecci tra i burocrati di una serie di comuni del Lazio e i dem locali” (qui l’articolo dedicato alla condanna al risarcimento inflitta ai “registi del sistema). Lavoro purtroppo finito però con una delusione: lo stravolgimento della relazione finale ad opera della maggioranza composta da Pd e M5S. Gli stessi che si sono opposti alla sua elezione alla guida della commissione Antimafia

I fatti, la miglior risposta alle polemiche

Non sono che due pagine dell’attività politica e istituzionale di Chiara Colosimo. Due pagine che testimoniano la caparbietà, la capacità e la rettitudine morale della neopresidente della commissione Antimafia, eletta in un giorno tristemente speciale per la lotta alla criminalità organizzata: il 31esimo anniversario della strage di Capaci. Una giovane donna che rappresenta al meglio lo spirito di coloro che non si piegano e non si voltano mai dall’altra parte. Con buona pace di chi non ha avuto vergogna nel creare il nuovo reato di “fotografia inopportuna” o, peggio ancora, nello speculare su pagine dolorose della storia nazionale nel tentativo bieco di infangare il suo nome. Piaccia o non piaccia al Pd e al M5S, Colosimo presiederà la commissione Antimafia con la tenacia e la rettitudine che l’hanno sempre guidata. E con la sensibilità che l’ha spinta a rivolgere le prime parole da presidente ai familiari delle vittime della criminalità: “questa è casa loro, possono venire quando vogliono e indicare le priorità”. Buon lavoro!