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“TeleMeloni invenzione di sinistra”. La mia intervista a La Stampa

Avanti con premierato e giustizia ma mai un referendum su Giorgia Meloni. La Rai? la sinistra occupava tutto, non impedirà il pluralismo dall’opposizione

Di Francesca Schianchi

«Da qui a fine legislatura procederemo con tutte le riforme che abbiamo promesso agli italiani».

L’Anm è in allarme: lavorerete coi magistrati sulla giustizia?

«Per ora leggo molte indiscrezioni sui giornali, ma finché non esiste un testo ogni commento mi sembra prematuro».

E quando arriverà il testo?

«Arriverà nei tempi giusti e opportuni».

Cioè in tempo per le Europee?

«Vedremo, non è di mia competenza».

Ma volete collaborare coi magistrati o fare la guerra?

«Il governo Meloni non ha mai voluto fare la guerra ai magistrati né mai la vorrà fare».

È un’apertura?

«Né un’apertura né una chiusura. Faremo come sempre l’interesse degli italiani senza andare né contro né a favore di una categoria in particolare».

Il premierato è stato molto criticato, siete ancora convinti vada bene così?

«È un ottimo testo che può portare una svolta importante alla Nazione: metterà fine ai ribaltoni, la scelta del popolo nelle urne verrà rispettata. Poi sui singoli commi ciascuno potrà fare le sue proposte».

Siete aperti a modifiche?

«Sono già passati emendamenti in Commissione. Siamo aperti a tutto ciò che può migliorare il testo, basta che non venga messo in discussione il voto dei cittadini. I ribaltoni di Palazzo non erano stati previsti dai nostri padri costituenti».

Nemmeno il ridimensionamento del presidente della Repubblica…

«Ma non è così: non tocchiamo i poteri del Presidente della Repubblica».

Formalmente, ma sostanzialmente se il capo del governo è eletto e quello dello Stato no, lo sapete benissimo che si crea un’asimmetria.

«I poteri formali del Presidente non sono toccati. Tra l’altro, negli anni, capi di Stato diversi hanno assunto funzioni e poteri diversi a seconda del momento e della situazione».

Poi ci sarà il referendum: lo avete già pensato sul nome di Meloni alle Europee.

«Non confondiamo: sul premierato non faremo come Renzi, non lo trasformeremo in un referendum sul governo».

Mentre lo state facendo con Meloni capolista ovunque alle Europee.

«Certamente il voto delle Europee è un momento di verifica, dopo che gli italiani hanno dato stabilità al governo Meloni, e lo si vede anche dall’incremento dell’occupazione stabile».

Candidarsi quando si sa che non si andrà a Bruxelles non è un inganno agli elettori?

«L’inganno agli elettori è stato fatto quando hanno votato Di Maio e Di Battista e si sono trovati a Palazzo Chigi Giuseppe Conte, che neanche sapevano chi fosse».

Se alla Lega andrà male ne risentirà il governo?

«No, il governo rimane stabile per tutta la legislatura, perché questo serve all’Italia. Le liti le lasciamo alla sinistra».

E andrà avanti com’è o la Ministra Santanche dovrebbe dimettersi?

«Valuterà lei stessa. Ha detto che in caso di rinvio a giudizio farà una riflessione: ma io spero non ce ne sarà bisogno. Sono convinto che Daniela saprà smentire tutte le accuse».

A proposito di Europee: le piace il candidato Vannacci?

«Mi piacciono i candidati di Fratelli d’Italia e non commento quelli degli altri partiti. Abbiamo fatto delle liste solide, piene di persone di valore».

Le piace l’idea delle classi differenziate per bambini disabili?

«Assolutamente no, è un principio sbagliato. L’inclusione è un valore».

E pensa che gli omosessuali non siano normali?

«Ma certo che no!».

Allora Vannacci non le piace.

«Il punto non è se mi piaccia o no, io penso che chiunque abbia il diritto di candidarsi, poi sono gli italiani a scegliere».

Cosa pensa del vostro candidato, Pietro Fiocchi, che si è fatto ritrarre in un manifesto col fucile?

«Un’uscita di pessimo gusto».

Avete candidato anche Sgarbi, dimesso dal governo…

«È un indipendente, non è iscritto a Fratelli d’Italia. Noi siamo un partito con regole precise e valori conservatori, Sgarbi non ha né le une né gli altri. È un genio liberale difficile da inquadrare che stiamo ospitando nelle nostre liste».

Lo sta già scaricando?

«Ma no, però è certo che se verrà eletto dovrà rispettare le idee del nostro gruppo».

Oggi c’è uno sciopero in Rai. Secondo l’Usigrai c’è un ‘tentativo di ridurre la Rai a megafono del governo’.

«In Rai ci sono incrostazioni di potere che non vogliono cambiare, e persone di sinistra che vogliono governarla a prescindere da qualunque cambiamento. Ma un’ondata di pluralismo farà bene a tutti».

Parlare di incrostazioni di potere suona offensivo verso migliaia di giornalisti iscritti all’Usigrai.

«Hanno un’impressione sbagliata: TeleMeloni esiste solo nell’ossessione della sinistra. Che, quando era al potere, occupava tutti gli spazi, e teneva noi fuori dal CdA. Non impediranno ora dall’opposizione il pluralismo».

L’azienda ha risposto all’Usigrai tacciandola di fare politica. Non è inopportuno? Lo sciopero è un diritto.

«Lo sciopero è un diritto ma se il sindacato attacca l’azienda, l’azienda ha il diritto di rispondere. E se ci sono giornalisti che la pensano diversamente hanno il diritto di andare a lavorare».

Su Scurati c’è stata censura?

«No, tanto che il Presidente del Consiglio ha pubblicato sui social il monologo, dandogli immensa visibilità. Nonostante la fesseria sul fascismo ancora tra noi».

Lei è antifascista?

«Ancora?».

Ancora.

«Abbiamo già detto quel che c’è da dire, abbiamo stigmatizzato le leggi razziali e detto che grazie alla guerra antifascista è tornata la libertà in Italia. Ma non accettiamo esami di dignità democratica».

Un’ultima domanda: Delmastro è a processo per rivelazione di segreto d’ufficio, per quello che lei disse in Aula. A distanza di tempo, pensa di avere sbagliato?

«Sono orgoglioso di aver fatto quell’intervento, contribuendo così a salvare il carcere duro per i mafiosi, che dopo quel giorno nessuno ha più messo in discussione».

Lei disse: ‘Voglio spere se la sinistra sta dalla parte dello Stato o con la mafia’. Onestamente, pensa davvero che la sinistra possa stare con mafiosi e terroristi?

«Ho chiesto da che parte volessero stare perché so che in Parlamento abbiamo valori democratici condivisi. Non penso che stiano con mafiosi e terroristi, ma richiamavo tutti a stare dalla stessa parte con più nettezza».