“Libertad”, esuli venezuelani in piazza per festeggiare la caduta di Maduro

Negli anni del regime comunista avevano lasciato il Venezuela per fuggire violenze e miseria, in questi giorni hanno colorato le strade in molte città del mondo per celebrare la fine del regime. E intanto a sinistra emergono i “pro-mad”

Manifestazioni pacifiche e colme di speranza hanno colorato di blu, giallo e rosso – colori della bandiera venezuelana – piazze e strade in tutto il mondo, Italia compresa. Cortei festosi, clacson, slogan inneggianti alla libertà in Venezuela. Libertà che il regime di Nicolas Maduro, e ancor prima quello del suo mentore Hugo Chavez, avevano compresso con violenze indicibili contro gli oppositori politici. Dopo quasi trent’anni di regime con il suo portato di repressione e miseria, il Venezuela non è più oppresso dal giogo comunista che, solo negli ultimi 15 anni ha causato l’esodo di milioni di venezuelani. Con la caduta di Maduro i venezuelani in patria tornano a respirare aria di libertà, gli esuli possono finalmente pensare di tornare nel loro paese.

Venezuelani nelle piazze per festeggiare la caduta del regime

Santiago del Cile, Miami, Bogotà, Madrid, Buenos Aires, Torino: sono solo alcune delle città che in questi giorni hanno visto tantissimi venezuelani in esilio scendere in piazza per celebrare la deposizione del dittatore comunista del Venezuela Nicolas Maduro. Milioni di persone che, fuggite dal loro paese per scappare dalle repressioni e la miseria causata dal regime di Maduro, oggi gioiscono sventolando la bandiera del Venezuela al grido di “Libertad!”. Libertà, quella che il Venezuela non ha conosciuto per quasi trenta anni.

La testimonianza di un venezuelano: “Maduro imprigionava e uccideva i manifestanti”

E tra i tanti scesi oggi nelle piazze di tutto il mondo per festeggiare la caduta del dittatore comunista Maduro c’è chi racconta la sua testimonianza di cosa vuol dire vivere in un regime. Come la testimonianza, riportata da Il Giornale, di Juanito: “Chi vive in Italia non può capire cosa significhi essere privati della libertà, le manifestazioni di questi giorni non le avrebbero potute organizzare in Venezuela perché Maduro imprigionava o uccideva i manifestanti”.

Non solo piazze e strade fisiche: i venezuelani che negli ultimi decenni sono stati costretti a lasciare il paese per fuggire dal regime si sono riversati anche nelle piazze virtuali. Tantissime le testimonianze degli esuli che, in lacrime, hanno condiviso la loro gioia per l’arresto di Maduro e la ritrovata speranza di libertà. C’è chi esulta, chi commosso pensa al momento in cui potrà tornare finalmente in patria, chi, come una giovane madre rifugiata in Italia, posta un video abbracciata alla figlia quasi adolescente, emozionandosi perché finalmente anche lei potrà conoscere il paese d’origine della mamma.

Mentre i venezuelani festeggiano la sinistra italiana critica

Mentre i cittadini venezuelani di tutto il mondo festeggiano rimane soltanto la sinistra italiana, insieme a compagni vari e centri sociali, a criticare la caduta di una dittatura comunista. Sono i “pro-Mad”, il solito schema già visto con le manifestazioni pro Palestina che vede ampia parte delle sinistre, CGIL, ANPI, centri sociali, collettivi trovare il pretesto per attaccare il Governo. Stavolta arrivando persino a parlare di “rapimento del presidente Maduro”. Per loro, evidentemente, sono più importanti le sorti di un dittatore di quelle di un popolo che anela la libertà.

Nessuno di questi progressisti da salotto, questi compagni sempre dalla parte sbagliata, insomma, riesce ancora oggi a condannare le atrocità commesse in Venezuela negli ultimi 26 anni ed a definire Maduro per ciò che è: un dittatore.