Una strana coincidenza: chi ha condannato lo Stato, e quindi i contribuenti, a risarcire la Ong pro migranti è attivissimo nella campagna contro la riforma della giustizia
Nessuna sorpresa, purtroppo. Il giudice che ha condannato lo Stato a risarcire la Sea Watch attacca il governo Meloni e gira nei salotti Tv della sinistra per fare campagna per il No. Altro che terzietà, è uso politico della toga. Ecco perché la giustizia va riformata.
Il giudice condanna il governo a risarcire Sea Watch
Per quanto successo nel 2019, quando la nave della Ong Sea Watch fu sottoposta a fermo per aver violato il blocconavale e aver speronato una motovedetta della Guardia di Finanza, adesso il giudice impone al governo Meloni di risarcire Sea Watch. E questo perché in quell’anno l’allora Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese non si oppose al ricorso di Sea Watch contro il fermo amministrativo imposto all’imbarcazione. Ed ecco che il giudice ha incredibilmente deciso di chiedere i danni al governo Meloni.
Parliamo di 76.181,62 euro relativi al danno patrimoniale ed aggiuntivi 14mila euro per le spese legali. 90mila euro che lo Stato, quindi i contribuenti, dovranno versare a una ONG che violò un divieto. A deciderlo un giudice negli ultimi giorni salito agli onori delle cronache per un suo libro sulla giustizia guarda caso uscito in piena campagna referendaria.
Il giudice e la campagna per il No
Il giudice che ha imposto il rimborso, Piergiorgio Morosini ex segretario di Magistratura Democratica, è infatti lo stesso che adesso sta portando avanti la presentazione del suo libro per il No al referendum. Ed è lo stesso che, proprio in questi giorni, è stato ospite anche da Lilli Gruber nel suo programma per parlare della riforma della giustizia e sostenere la causa del voto contrario alla riforma della giustizia..
Uso politico della toga
Una strana coincidenza, quella che vede un magistrato protagonista della campagna referendaria per il No alla riforma della Giustizia firmare una sentenza che condanna lo Stato a risarcire una Ong pro migranti, di fatto sconfessando la linea dura contro l’immigrazione illegale portata avanti dal Governo Meloni. Siamo al paradosso: i magistrati che si schierano per il No al referendum rivendicano la terzietà del potere giudiziario rispetto a quello politico. Ma allo stesso tempo pronunciano sentenze dal chiaro sapore politico. Esattamente il contrario di quel che vogliamo introdurre con la riforma: una giustizia giusta, efficiente, slegata dalle correnti e dalla politica e in cui si i magistrati fanno carriera per meriti, non per l’appartenenza politica.


