Firenze, 15enne tunisino arrestato per terrorismo

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“Ci saranno esplosioni”, “Inizio a preparare le molotov”: sono stralci delle conversazioni via chat che il giovane ha avuto con account riconducibili all’estremismo islamista. Nel mirino dell’aspirante attentatore il capoluogo toscano e il Vaticano

A soli 15 anni dialogava con rappresentanti del radicalismo islamico jihadista, dichiarandosi pronto e attivo per la realizzazione di attentati terroristici a Firenze e a Città del Vaticano. Fermato una prima volta pochi mesi fa, per lui era scattata la messa in prova per dimostrare di aver preso le distanze dal estremismo islamico. Ma i contatti sono presto ripresi. Per queste ragioni un giovanissimo tunisino in Italia da tre anni è stato arrestato e condotto nell’istituto penale minorile del capoluogo toscano. Minaccia sventata grazie al grande lavoro dei magistrati e Forze dell’Ordine in coordinamento con l’Intelligence.

15enne arruolava terroristi, arrestato

Secondo le indagini il 15enne tunisino dialogava tramite messaggi con dei terroristi dell’Islam radicale. Proprio da questi ultimi aveva ricevuto delle istruzioni sui luoghi da scegliere e la metodologia con cui compiere attentati, dichiarandosi – come ha spiegato la Polizia – “pronto ad agire, ricevendo istruzioni dall’interlocutore sul luogo per compiere l’azione e mostrandosi interessato alla ricerca di armi”. Ma questo giovane terrorista non era nuovo, già pochi mesi fa era stato colpito da una misura cautelare in comunità per lo stesso reato: arruolamento con finalità di terrorismo.

Il provvedimento era stato però revocato da un giudice e sostituito con il regime di messa alla prova. Una volta terminato il periodo il giovane tunisino si era immediatamente rimesso in contatto con i terroristi del Daesh, un’organizzazione terroristica jihadista, per continuare a progettare il suo attentato. Il 15enne è stato quindi raggiunto dal decreto di perquisizione e nuovamente arrestato.

“Inizierò a preparare le molotov”

“Ci saranno esplosioni”, “Inizierò a preparare le molotov. Che Dio mi conceda il successo di questo lavoro”, o ancora l’interessamento concreto per l’acquisto di un Kalashnikov. Sono alcuni dei messaggi più inquietanti scritti dal 15enne tunisino arrestato a Firenze con l’accusa di arruolamento con finalità di terrorismo internazionale. Nel mirino luoghi simbolo e molto affollati di Firenze e Città del Vaticano.

Interrogato il giorno dopo l’arresto il giovane aspirante terrorista si è avvalso della facoltà di non rispondere. Secondo il giudice minorile il giovane aspirante terrorista ha solo formalmente preso parte al percorso di de-radicalizzazione avviato nel recente passato. Un percorso nei fatti “privo di qualunque utilità rispetto alla sua affiliazione all’organizzazione jihadista”.

Fortunatamente il prezioso lavoro degli inquirenti e delle Forze dell’Ordine attivate dai servizi di intelligence ha permesso di intercettare e arrestare nuovamente l’aspirante terrorista.

Il fallimento dell’integazione a tutti i costi

Il 15enne tunisino arrestato a Firenze con l’accusa di arruolamento con finalità di terrorismo internazionale era stato arrestato nei mesi scorsi e collocato in una comunità minorile. Un giudice aveva disposto nei suoi confronti la messa alla prova, a dimostrazione della presa di distanza dal radicalismo islamico. Messa alla prova che, lo dicono i fatti, è stata un fallimento. Così come un fallimento è ogni tentativo di integrare a tutti i costi.

La sinistra insiste con la retorica dell’accoglienza illimitata e continua a fare muro contro ogni misura del Governo Meloni per contrastare l’immigrazione illegale e facilitare i rimpatri. Purtroppo, a giudicare dal silenzio sul caso del 15enne tunisino arrestato a Firenze, neanche questa volta prenderanno atto della strumentalità delle loro posizioni.

Kelany: “Esiste un problema sicurezza legato all’immigrazione”

‘Il giovane tunisino radicalizzato arrestato ieri a Firenze era arrivato in Italia tre anni fa e nell’ottobre 2025 era stato collocato in comunità proprio per le sue simpatie per il terrorismo islamista. Eppure lo scorso marzo i giudici lo avevano rimesso in libertà concedendo la messa alla prova. Come prevedibile, però, i contatti con i jihadisti erano subito ripresi.

Questa vicenda conferma ancora una volta che esiste un problema di sicurezza, che la sinistra ha sempre negato, connesso ai flussi migratori. Per questo quando si decide, come abbiamo visto in questi mesi, di rimettere in libertà immigrati pericolosi, come quelli trattenuti nel Cpr in Albania in attesa di essere espulsi, soltanto perché, magari dopo aver commesso reati in lungo e in largo, presentano una richiesta d’asilo finalizzata ad evitare il rimpatrio, bisognerebbe interrogarsi seriamente sulle possibili conseguenze per la sicurezza nazionale.

Ringrazio gli uomini e le donne delle Forze dell’Ordine e dell’intelligence che sono riusciti a bloccare il 15enne radicalizzato determinato a colpire a Firenze e in Vaticano, dimostrando che l’attenzione di questo governo sulla sicurezza e il contrasto al terrorismo è altissima”, ha affermato la deputata di Fratelli d’Italia, responsabile del dipartimento Immigrazione di Fratelli d’Italia, Sara Kelany.