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Autonomia differenziata: una riforma per un’Italia più unità e più forte

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Il Governo Meloni ha varato il disegno di legge sull’autonomia atteso da 20 anni: più competenze per le Regioni, meno disparità tra territori

Non nascondiamoci dietro un dito: in Italia le disparità territoriali ci sono, eccome. C’erano prima della riforma costituzionale del 2001 (varata dal centrosinistra) che rafforzò il ruolo delle Regioni, e ci sono ancora oggi. Uno degli obiettivi del Governo Meloni è proprio cancellare queste differenze e far sì che chi abita a Torino o a Bergamo abbia gli stessi diritti e possa godere dello stesso livello di servizi di chi vive a Lecce o Reggio Calabria. Un obiettivo che passa anche dall’applicazione dell’autonomia differenziata, introdotta per l’appunto nel 2001. Quel che i vari governi non sono riusciti a fare in 20 anni – dare gambe a un’idea rimasta in gran parte sulla carta – il Governo (qui la dichiarazione del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni) lo ha fatto in 100 giorni, dando alle Regioni l’opportunità di gestire molte materie e disporre di risorse per garantire servizi sempre più efficienti. Ecco come.

Autonomia differenziata, di cosa si tratta

Dal 2001 la Costituzione prevede che le 15 Regioni a Statuto ordinario possano chiedere la competenza su altre materie, oltre a quelle già previste dalla Carta. Un’opportunità che molte Regioni (non solo nel Nord Italia, non solo governate dal centrodestra, come la Toscana o la Campania) hanno provato a cogliere nel corso degli anni, scontrandosi con la mancanza di un percorso preciso in grado di garantire la coesione nazionale e soprattutto uguali livelli di prestazioni per i cittadini. Il disegno di legge sull’autonomia differenziata varato dal Governo Meloni su iniziativa del ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli, fa proprio questo: definisce i passaggi coinvolgendo il Parlamento nel procedimento di formazione delle intese tra Stato e Regioni e soprattutto determinando finalmente i LEP.

Cosa sono i LEP

I Livelli essenziali nelle prestazioni (LEP) sono i livelli minimi che ogni servizio pubblico, anche se di competenza regionale o comunale, deve garantire su tutto il territorio nazionale. Livelli che lo Stato deve fissare dando a Regioni ed enti locali le risorse necessarie: dai servizi anagrafici ai servizi per l’infanzia, solo per fare alcuni esempi. Moltissimi LEP non sono stati fissati dal legislatore, con la conseguente disparità tra un territorio e un altro. Grazie al disegno di legge sull’autonomia differenziata del Governo Meloni sarà istituita una cabina di regina che entro il 2023 definirà e adottera i tanti livelli essenziali nelle prestazioni ancora mancanti, mentre sarà il Parlamento a finanziare gli eventuali oneri aggiuntivi necessari per il raggiungimento dei LEP.

Come funzionerà l’autonomia differenziata

Saranno le Regioni stesse a richiedere al Governo la competenza su alcune delle materie ancora nelle mani dello Stato, per un massimo di 10 anni. E sarà il Parlamento ad approvare a maggioranza assoluta l’intesa tra Stato e Regioni, non solo sul disegno di legge che riconoscerà l’autonomia differenziata, ma anche sull’intesa preliminare (passaggio non previsto dalla riforma voluta dal centrosinistra). E sempre il Parlamento sarà coinvolto in una eventuale modifica o cessazione delle intese. Una volta approvata la legge le Regioni potranno gestire le materie per cui hanno fatto richiesta e potranno fare affidamento su stanziamenti statali finalizzati a garantire i livelli minimi per ciascun servizio su tutto il territorio nazionale, a differenza di ora.

Un’Italia più unita e più forte

Anche sull’autonomia differenziata il Pd non perde occasione di confermare la sua propensione all’incoerenza. Oggi si scagliano contro un disegno di legge che sta abbondantemente dentro le previsioni della Costituzione. Previsioni introdotte da una riforma voluta dal governo di centrosinistra guidato da Giuliano Amato. E come se non bastasse, a stracciarsi le vesti per la proposta del Governo Meloni c’è quello Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia-Romagna e aspirante segretario del Pd, che qualche anno fa chiese maggioir poteri per la sua Regione. Ormai siamo abituati: non ce ne curiamo e andiamo avanti per ammodernare l’Italia, garantire efficienza alla macchina dello Stato per migliorare le condizioni di vita di tutti gli italiani. Anche sull’autonomia differenziata: un impegno che, al pari del presidenzialismo, è parte integrante del programma politico del centrodestra.